Caldo anomalo e batterie UPS: come verificare i danni

Il caldo anomalo ha già danneggiato le batterie UPS? Come verificarlo dopo l’ondata di calore

Il caldo eccezionale delle ultime settimane potrebbe avere già ridotto la capacità delle batterie UPS, anche se il gruppo di continuità non mostra errori. Ecco come verificare se il sistema è ancora affidabile prima del prossimo blackout.

Il caldo anomalo ha già danneggiato le batterie UPS? Come verificarlo dopo l’ondata di calore

L’UPS è acceso, il display non segnala errori e tutte le apparecchiature collegate funzionano. A prima vista sembrerebbe tutto sotto controllo.

Dopo il caldo eccezionale registrato in Piemonte tra giugno e luglio 2026, però, il semplice fatto che il gruppo di continuità sia operativo non basta per affermare che le batterie siano ancora nelle stesse condizioni di inizio estate.

Quello delle ultime settimane non è stato il normale caldo stagionale.

Non si è trattato di qualche giornata afosa isolata, seguita da notti abbastanza fresche da permettere agli edifici e ai locali tecnici di disperdere il calore. È stata una fase lunga, intensa e fuori dalla norma, con temperature molto elevate anche durante le ore notturne.

Secondo ARPA Piemonte, giugno 2026 ha registrato un’anomalia termica media regionale di 3,5 °C rispetto al periodo climatico 1991-2020. Le temperature medie e le massime giornaliere lo hanno collocato al secondo posto tra i mesi di giugno più caldi della serie storica regionale iniziata nel 1958. A Torino, inoltre, l’ondata di calore è durata 18 giorni consecutivi: la più lunga osservata nel mese di giugno da quando viene utilizzato questo indicatore.

Luglio ha proseguito nella stessa direzione. In Piemonte, 28 giorni su 31 sono risultati più caldi della norma. Con una temperatura media regionale di 22,30 °C, luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo della serie storica piemontese e il terzo mese più caldo in assoluto dal 1958.

Il bimestre giugno-luglio 2026, considerato nel suo insieme, è risultato il più caldo mai registrato da ARPA Piemonte.

Non stiamo quindi parlando del solito “ad agosto fa caldo”.

Stiamo parlando di uno stress termico eccezionale e prolungato, capace di mettere alla prova anche le apparecchiature progettate per garantire continuità.

Tra i componenti più sensibili ci sono proprio le batterie dei gruppi di continuità.

Il problema è che il loro deterioramento non provoca sempre un guasto immediato. Un banco batterie può continuare ad apparire carico, non presentare deformazioni visibili e non generare allarmi evidenti, pur avendo già perso una parte della capacità disponibile.

Finché la rete elettrica è presente, questa perdita può restare nascosta.

La verità emerge quando manca corrente.

In quel momento l’UPS passa a batteria, ma l’autonomia può diminuire molto più rapidamente del previsto. Il tempo necessario per salvare i dati, spegnere correttamente un server o mantenere attivi router, videosorveglianza e sistemi di sicurezza potrebbe non essere più disponibile.

Il blackout non crea il deterioramento.

Lo rende visibile.

Per questo, dopo un periodo così anomalo, la domanda corretta non è soltanto:

“L’UPS è acceso?”

La domanda da porsi è un’altra:

Le batterie sono ancora capaci di sostenere il carico per il tempo previsto?

Non è il solito controllo da fare prima dell’estate

Quando si parla di caldo e gruppi di continuità, i consigli sono quasi sempre preventivi: controllare la climatizzazione, lasciare libere le griglie, verificare la ventilazione e programmare la manutenzione prima dell’arrivo delle temperature più alte.

Sono indicazioni corrette, ma adesso ci troviamo in una fase diversa.

Il caldo è già arrivato.

UPS e batterie hanno già trascorso settimane dentro locali tecnici, armadi rack, magazzini, sottotetti e retrobottega che potrebbero avere raggiunto temperature molto superiori a quelle ideali.

Il punto non è quindi ripetere come prepararsi all’estate.

È capire che cosa è già successo.

Una diagnosi dopo l’ondata di calore deve verificare:

  • per quanto tempo le batterie sono state esposte a temperature elevate;
  • se hanno già perso una parte della capacità;
  • se alcuni elementi si sono deteriorati più degli altri;
  • se il sistema di ricarica ha lavorato correttamente;
  • se l’autonomia disponibile è ancora sufficiente;
  • se è possibile continuare a monitorare il banco o conviene intervenire.

Non si controlla soltanto se l’UPS sia pulito e acceso.

Si verifica se la protezione sulla quale l’azienda fa affidamento esista ancora davvero.

Perché il caldo accelera l’invecchiamento delle batterie UPS

Molti gruppi di continuità utilizzano batterie VRLA, cioè batterie al piombo regolate da valvola.

La loro durata dipende da diversi fattori: caratteristiche del prodotto, numero e profondità delle scariche, sistema di ricarica, manutenzione e condizioni ambientali.

Tra questi fattori, la temperatura ha un peso particolarmente importante.

Le reazioni chimiche che avvengono all’interno della batteria accelerano quando aumenta il calore. Questo favorisce corrosione interna, perdita d’acqua e deterioramento dei materiali, riducendo progressivamente la vita operativa.

Per le comuni batterie VRLA, la durata di progetto viene normalmente calcolata considerando una temperatura ottimale compresa tra 20 e 25 °C.

Riello UPS riporta inoltre una regola tecnica molto utilizzata nel settore: per ogni aumento costante di circa 10 °C sopra la temperatura raccomandata, la vita operativa della batteria può ridursi indicativamente del 50%.

Non è un conto alla rovescia preciso.

Non significa che una batteria installata a 35 °C si guasterà esattamente in metà del tempo, né che una sola giornata molto calda sia sufficiente a distruggerla.

Serve però a comprendere la differenza tra un picco occasionale e un’esposizione lunga.

Un banco che raggiunge una temperatura elevata per poche ore non si trova nella stessa condizione di uno rimasto per settimane dentro un ambiente caldo, senza un raffreddamento notturno sufficiente.

Il rischio aumenta ulteriormente quando le batterie:

  • hanno già alcuni anni di servizio;
  • hanno affrontato numerosi cicli di scarica;
  • sono state sottoposte a scariche profonde;
  • lavorano in un UPS vicino al limite di carico;
  • sono installate in un ambiente poco ventilato;
  • non vengono controllate da molto tempo.

In questi casi il caldo non crea necessariamente un problema nuovo.

Può accelerare un deterioramento già iniziato.

La temperatura dell’app meteo non è quella delle batterie

Leggere 35 °C sul telefono non significa che il locale dell’UPS abbia raggiunto esattamente quella temperatura.

Potrebbe averne raggiunti meno, se correttamente climatizzato.

Oppure molti di più.

Un locale piccolo e privo di finestre può accumulare calore. Lo stesso può accadere dentro un armadio rack, un sottotetto, un magazzino esposto al sole o un mobile senza sufficiente ricambio d’aria.

UPS, server, switch e alimentatori producono inoltre altro calore durante il normale funzionamento. Se l’aria calda non viene allontanata correttamente, la temperatura interna può rimanere elevata anche quando quella esterna comincia a scendere.

Le numerose notti tropicali registrate in Piemonte hanno aggravato il problema: edifici e locali tecnici hanno avuto meno ore per raffreddarsi naturalmente.

La situazione può ripetersi per diversi giorni:

  • durante il giorno il locale accumula calore;
  • di notte ne disperde soltanto una parte;
  • il mattino successivo riparte già da una temperatura elevata.

Se la climatizzazione funziona soltanto durante l’orario lavorativo, il responsabile può entrare al mattino e trovare una stanza fresca senza sapere che, durante la notte, le batterie hanno lavorato in condizioni molto più pesanti.

Lo stesso accade durante i fine settimana e le ferie.

Gli uffici sono vuoti, ma UPS, server, videosorveglianza e sistemi di allarme rimangono accesi. Se il raffreddamento viene spento per contenere i consumi, la temperatura aumenta proprio quando nessuno sta controllando il locale.

Per capire che cosa abbiano realmente affrontato le batterie non basta quindi misurare la temperatura oggi.

Bisogna ricostruire la loro storia termica.

Batteria carica e batteria efficiente non sono la stessa cosa

Il display mostra il 100%. L’icona della batteria è piena. Il software non segnala errori.

Sembrerebbe una prova sufficiente.

Non lo è.

Il livello di carica indica quanta energia il sistema ritiene presente in quel momento. Non dimostra automaticamente che la batteria sia ancora in grado di erogarla per il tempo previsto quando viene applicato un carico reale.

Una batteria deteriorata può raggiungere la tensione prevista durante la ricarica e apparire piena.

Quando però deve alimentare server, router o altre apparecchiature, la tensione può scendere rapidamente e l’autonomia crollare.

È per questo che i controlli sulle batterie non si limitano alla lettura della tensione.

Riello UPS distingue tra test automatici, misurazioni d’impedenza e prove di scarica sotto carico. I test integrati nel gruppo di continuità sono utili per individuare anomalie generali, ma non sempre permettono di valutare ogni singolo elemento o la capacità reale dell’intera stringa.

La spia verde è quindi una buona notizia.

Semplicemente, non è tutta la notizia.

Come verificare se il caldo ha già lasciato conseguenze

Una diagnosi post-caldo può essere organizzata su tre livelli:

  1. osservazioni e dati raccolti senza aprire l’UPS;
  2. misurazioni professionali sui singoli elementi;
  3. verifica dell’autonomia sotto carico.

I tre livelli si completano a vicenda.

Un controllo visivo può individuare una batteria deformata, ma non conferma che tutte le altre abbiano conservato la capacità. Una misura d’impedenza può segnalare un elemento debole, ma non sostituisce sempre una prova di autonomia quando serve conoscere il tempo reale di funzionamento.

L’approfondimento deve inoltre essere proporzionato alla criticità del sistema.

Una postazione non essenziale non richiede la stessa strategia di un impianto che protegge server, produzione, sistemi di sicurezza o infrastrutture di rete.

1. Ricostruire l’esposizione subita

Il primo passo consiste nel capire dove e come abbiano lavorato le batterie durante il periodo più caldo.

Bisogna verificare se la climatizzazione sia rimasta attiva:

  • durante la notte;
  • nei fine settimana;
  • durante le ferie;
  • quando gli uffici erano chiusi ma gli apparati continuavano a funzionare.

Non basta sapere che il condizionatore fosse acceso quando il personale era in ufficio.

Il problema potrebbe essersi verificato nelle ore in cui nessuno era presente.

Va poi considerato il punto esatto dell’installazione.

Un UPS collocato in una stanza ampia e climatizzata vive in condizioni diverse da uno installato dentro un armadio chiuso, sotto una scrivania circondata da scatole, in un sottoscala o dentro un rack già pieno di dispositivi.

In presenza di un sistema di monitoraggio, bisogna controllare lo storico delle temperature.

In assenza di dati, può essere utile collocare vicino al banco un sensore con memoria dei valori minimi e massimi e osservare l’andamento per alcuni giorni, soprattutto durante la notte.

Il sensore deve trovarsi in una posizione rappresentativa, non direttamente sotto il getto dell’aria condizionata.

Metterlo nel punto più fresco della stanza e concludere che tutto il locale sia a 22 °C sarebbe rassicurante, ma leggermente creativo.

Infine, è utile controllare lo storico delle interruzioni.

Ogni scarica e successiva ricarica contribuisce all’usura. Quando a questi cicli si sommano temperature elevate, una batteria già anziana può deteriorarsi più rapidamente.

2. Leggere gli allarmi e osservare i segnali esterni

Il display attuale mostra ciò che sta succedendo adesso.

Lo storico degli eventi racconta quello che è accaduto mentre nessuno guardava.

È utile cercare:

  • allarmi di temperatura elevata;
  • anomalie delle ventole;
  • test automatici non superati;
  • messaggi di batteria da sostituire;
  • riduzioni dell’autonomia stimata;
  • passaggi frequenti in bypass;
  • interventi ripetuti della batteria;
  • tempi di ricarica più lunghi del normale.

Un singolo evento non significa necessariamente che il banco sia da sostituire.

Una serie di segnalazioni ripetute, invece, deve essere analizzata.

Il dato più utile è spesso il confronto con il passato. Se l’autonomia stimata diminuisce progressivamente, gli allarmi diventano più frequenti o le batterie impiegano più tempo a recuperare la carica, il sistema sta mostrando una tendenza.

Senza aprire il cabinet è inoltre possibile osservare la presenza di:

  • rigonfiamenti;
  • deformazioni;
  • crepe;
  • perdite;
  • corrosione;
  • scolorimenti;
  • odori insoliti;
  • cabinet molto caldo;
  • ventole ferme o particolarmente rumorose.

Durante una manutenzione professionale, le batterie vengono controllate proprio per individuare danni, corrosione, perdite e problemi ai collegamenti.

Un rigonfiamento non è una piccola imperfezione estetica.

È un’anomalia che richiede una valutazione tecnica.

In presenza di deformazioni, perdite, odori o forte surriscaldamento non bisogna aprire, forare, schiacciare o scollegare le batterie improvvisando.

Un UPS può mantenere tensioni pericolose anche quando è scollegato dalla rete.

Il cacciavite preso dal cassetto, purtroppo, non conferisce automaticamente il titolo di tecnico.

3. Misurare ciò che non si vede

Se l’UPS protegge apparecchiature importanti, il controllo esterno non è sufficiente.

Una diagnosi professionale può comprendere la misurazione di:

  • tensione complessiva della stringa;
  • tensione dei singoli blocchi;
  • temperatura dei diversi elementi;
  • impedenza interna;
  • corrente di carica;
  • uniformità tra le batterie;
  • comportamento del caricabatterie;
  • variazione dei valori rispetto ai controlli precedenti.

L’obiettivo non è soltanto trovare una batteria completamente guasta.

È individuare gli elementi che stanno iniziando a comportarsi diversamente dagli altri.

In una stringa collegata in serie, una sola batteria debole può influenzare il comportamento dell’intero banco.

Il display potrebbe mostrare un valore complessivo apparentemente regolare, mentre un singolo elemento è più caldo, presenta un’impedenza maggiore o perde tensione più velocemente sotto carico.

Il test d’impedenza

Il test d’impedenza è una verifica non invasiva utilizzata per individuare segnali precoci di debolezza e deterioramento.

Durante il controllo viene applicata una corrente alternata attraverso apposite sonde e si misura l’impedenza interna di ogni batteria.

Con l’invecchiamento, questo valore tende ad aumentare.

Il confronto tra gli elementi dello stesso banco e, soprattutto, con le misurazioni precedenti permette di riconoscere quelli che stanno peggiorando più rapidamente.

Il punto fondamentale è lo storico.

Una singola misurazione fornisce indicazioni utili, ma una serie di controlli mostra l’evoluzione reale.

Se una batteria presenta valori molto diversi dalle altre o un aumento rapido rispetto alla verifica precedente, il tecnico può approfondire la situazione prima del guasto completo.

Dopo un’ondata di calore questo confronto diventa ancora più importante, perché elementi apparentemente identici potrebbero non avere subito lo stesso stress.

Una batteria collocata nella zona più calda del cabinet può essersi deteriorata più rapidamente delle altre.

Perché la sola tensione non basta

Una verifica improvvisata consiste spesso nel misurare la tensione e concludere che la batteria sia efficiente perché il valore sembra corretto.

La tensione è un dato importante, ma non dimostra da sola che la batteria conservi la capacità necessaria sotto carico.

Una batteria può mostrare un valore normale a riposo e crollare rapidamente quando deve erogare corrente.

Per conoscere davvero lo stato del banco bisogna valutare insieme:

  • tensione;
  • impedenza;
  • temperatura;
  • uniformità tra gli elementi;
  • comportamento in scarica;
  • autonomia disponibile.

Il multimetro non è inutile.

Semplicemente, non è una sfera di cristallo.

4. Verificare l’autonomia reale

Alla fine, tutte le analisi devono rispondere a una domanda concreta:

Per quanto tempo le batterie riescono ancora ad alimentare il carico?

L’autonomia mostrata sul display è una stima basata sui dati disponibili e sul carico collegato.

È utile per il monitoraggio quotidiano, ma non equivale sempre alla misurazione reale della capacità.

La prova di scarica con banco di carico è il controllo più completo per determinare la capacità effettiva della stringa. Le batterie vengono sottoposte a una scarica controllata e se ne osserva il comportamento in condizioni definite.

La prova deve essere programmata con attenzione.

Durante il test e fino alla successiva ricarica, la riserva disponibile può essere inferiore al normale.

Prima di procedere bisogna quindi considerare:

  • la criticità delle apparecchiature alimentate;
  • la presenza di eventuali sistemi ridondanti;
  • le procedure di arresto;
  • il momento più adatto per eseguire la prova;
  • il tempo necessario alla ricarica.

Non è la stessa cosa che staccare la corrente per “vedere quanto dura”.

Se le batterie sono più deboli del previsto, una prova improvvisata può spegnere server, NAS, sistemi di sicurezza e apparati di rete prima del completamento delle procedure di arresto.

Il test pensato per prevenire il problema diventerebbe così il problema.

Che cosa può emergere dalla diagnosi

Una verifica professionale non termina automaticamente con la sostituzione completa delle batterie.

Il banco può risultare ancora efficiente: le misurazioni sono uniformi, non emergono elementi critici e l’autonomia è compatibile con le necessità dell’impianto.

In questo caso si possono correggere eventuali problemi ambientali e programmare i controlli successivi.

Le batterie possono anche essere ancora utilizzabili, ma mostrare:

  • autonomia in diminuzione;
  • impedenza in crescita;
  • differenze tra gli elementi;
  • età avanzata;
  • condizioni ambientali sfavorevoli.

Non sempre serve un intervento immediato. Può essere più corretto pianificare la sostituzione e aumentare la frequenza delle verifiche.

Un intervento rapido diventa invece più probabile in presenza di test non superati, autonomia insufficiente, elementi molto squilibrati, impedenza elevata, rigonfiamenti, perdite o surriscaldamento.

La decisione deve considerare il banco nel suo insieme.

Cambiare un solo elemento dentro una stringa già vecchia può creare squilibri tra batterie con età e caratteristiche differenti.

Sostituire automaticamente tutto senza una diagnosi può invece comportare una spesa non necessaria.

I dati servono proprio a evitare entrambe le scorciatoie.

Il caso tipico: azienda chiusa e locale tecnico caldo

Immaginiamo un’azienda che chiude per due settimane ad agosto.

Gli uffici sono vuoti, ma server, rete, videosorveglianza, allarme e UPS rimangono attivi. Per ridurre i consumi, la climatizzazione del locale tecnico viene spenta o impostata a una temperatura molto alta.

La stanza accumula calore durante il giorno e non riesce a disperderlo completamente durante la notte.

Al rientro sembra tutto normale: server acceso, rete funzionante e nessun errore sul display.

Qualche settimana dopo manca corrente.

L’UPS passa a batteria, ma l’autonomia diminuisce molto più rapidamente del previsto. Il server non completa lo spegnimento e alcune apparecchiature si arrestano bruscamente.

Il blackout non ha danneggiato le batterie in quell’istante.

Ha rivelato un deterioramento già avvenuto.

La diagnosi post-caldo serve a individuarlo quando l’impianto funziona ancora e l’intervento può essere programmato.

Raffreddare il locale adesso non cancella il passato

Ripristinare una temperatura corretta è fondamentale.

Evita che le batterie continuino a lavorare in una condizione sfavorevole e protegge anche l’elettronica dell’UPS.

Non può però annullare l’invecchiamento già avvenuto.

Se il calore ha accelerato corrosione, perdita d’acqua o deterioramento interno, riportare l’ambiente tra 20 e 25 °C migliora le condizioni future, ma non restituisce automaticamente la capacità persa.

Il termometro indica in quale ambiente stanno lavorando le batterie.

La diagnosi indica che cosa sono ancora capaci di fare.

Prima di installare eventuali batterie nuove bisogna inoltre correggere la causa.

Sostituire il banco senza risolvere un problema di climatizzazione, ventilazione o posizionamento significa esporre anche le nuove batterie allo stesso stress.

La durata dichiarata non è una garanzia

Sulle batterie può essere indicata una vita di progetto di cinque, dieci o più anni.

Questo valore non deve essere interpretato come una durata garantita in qualsiasi condizione.

Riello UPS chiarisce che la “design life” dipende da ambiente, temperatura, manutenzione, cicli di scarica e regime di ricarica. Una batteria può quindi richiedere la sostituzione molto prima se lavora in condizioni sfavorevoli.

Per valutarne lo stato reale bisogna considerare:

  • data di installazione;
  • temperatura di esercizio;
  • numero e profondità delle scariche;
  • manutenzioni effettuate;
  • andamento dell’autonomia.

Due batterie installate lo stesso giorno possono trovarsi in condizioni molto diverse.

L’etichetta racconta l’età.

La storia operativa racconta la vita.

Quando non bisogna rimandare il controllo

Una verifica dovrebbe essere programmata rapidamente quando compare almeno uno di questi segnali:

  • messaggio “replace battery” o “battery fault”;
  • test automatico non superato;
  • autonomia sensibilmente inferiore rispetto al passato;
  • spegnimento rapido al passaggio a batteria;
  • rigonfiamenti, deformazioni, perdite o odori insoliti;
  • cabinet molto caldo;
  • ventole ferme o particolarmente rumorose;
  • allarmi termici ripetuti;
  • batterie vecchie o mai controllate;
  • locale rimasto a lungo senza climatizzazione.

Nessuno di questi segnali stabilisce automaticamente che tutto il banco debba essere sostituito.

Indica però che non è più prudente considerarlo affidabile senza una diagnosi.

La criticità dipende anche da ciò che l’UPS protegge.

Per una postazione non essenziale, una riduzione dell’autonomia può essere gestibile.

Per server, sicurezza, produzione o sistemi che devono completare uno spegnimento controllato, anche pochi minuti in meno possono fare la differenza.

L’autonomia non va giudicata in astratto.

Va confrontata con il tempo realmente necessario all’impianto.

Domande frequenti

Se l’UPS non mostra errori significa che è tutto a posto?

Non necessariamente.

L’assenza di allarmi è positiva, ma non dimostra che sia ancora disponibile l’autonomia prevista. Una batteria indebolita può apparire carica e mostrare la perdita di capacità soltanto sotto carico.

Posso verificare l’autonomia staccando la corrente?

Su un sistema che alimenta apparecchiature importanti è sconsigliabile improvvisare.

Se le batterie non reggono, server e dispositivi potrebbero spegnersi immediatamente. È preferibile utilizzare le procedure previste dal produttore o programmare una prova controllata.

Basta sostituire le batterie per risolvere?

Non sempre.

Se il problema dipende da un locale caldo, da una ventilazione insufficiente o dalla climatizzazione spenta durante le chiusure, bisogna correggere anche l’ambiente.

In caso contrario, il nuovo banco verrà esposto alle stesse condizioni.

Dopo questo caldo, la spia verde non è una diagnosi

Il caldo registrato tra giugno e luglio 2026 in Piemonte non è stato una normale oscillazione stagionale.

Giugno ha superato la media climatica di 3,5 °C, luglio è stato più caldo della norma per 28 giorni su 31 e l’intero bimestre è risultato il più caldo della serie storica regionale.

Per le batterie UPS, il problema non è soltanto il picco raggiunto in una giornata.

Conta la somma delle ore trascorse dentro ambienti caldi, senza sufficiente raffreddamento e con apparecchiature che continuano a produrre calore.

Non tutte le batterie esposte a queste condizioni sono automaticamente da sostituire.

Ma dopo un periodo così eccezionale è sensato verificare se la protezione sia ancora reale.

Ricostruire la temperatura del locale, analizzare gli allarmi, osservare le condizioni esterne, misurare l’impedenza e controllare l’autonomia permette di distinguere un banco ancora efficiente da uno che richiede maggiore monitoraggio o un intervento.

Aspettare il prossimo blackout significa lasciare che sia l’emergenza a eseguire il test.

E l’emergenza, notoriamente, non sceglie mai un momento comodo.

Multiservice S.r.l., con sede a Volvera, in provincia di Torino, esegue analisi delle batterie, test di autonomia, verifica di log, allarmi e temperature, manutenzione preventiva e interventi tecnici sui gruppi di continuità.

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Strada Antica di Pinerolo 28 – 10040 Volvera (TO)
Telefono: 375 5288118 – 329 3796261
E-mail: info@upsmultiservice.it


Fonti consultate

  • ARPA Piemonte, analisi del caldo storico di giugno 2026.
  • ARPA Piemonte, analisi climatica di luglio 2026.
  • Riello UPS, effetto della temperatura sulle batterie.
  • Riello UPS, test automatici, impedenza e prove di scarica.
  • Riello UPS, significato della vita di progetto delle batterie.